Il 18 settembre 2026 il critico statunitense Anthony Avina ha intervistato Armand Du Silence. Qui l'intervista completa, tradotta dall'inglese.
Sono italiano e, prima ancora che scrittore, mi considero un viaggiatore. Alla scrittura sono arrivato attraverso i viaggi: annotavo i luoghi, le rotte, le storie che il passato vi aveva lasciato, e a un certo punto quegli appunti hanno chiesto di diventare racconto. Era il modo naturale di dare forma a quello che avevo visto e studiato. Spesso ho un cane come compagno: sono convinto che non ci sia compagnia migliore per capire che cosa sia davvero la libertà.
L'idea di seguire una sola famiglia italiana lungo un secolo e mezzo e cinque continenti. Mi affascina il modo in cui le persone comuni vengono travolte dal grande movimento della storia: i commerci, le guerre coloniali, le esplorazioni che hanno plasmato il mondo moderno. Volevo cominciare in un porto italiano, Livorno, con un ragazzo che salpa e lascia tutto, e da lì aprire una storia che arriva alla Nuova Francia, all'Africa, alle Indie e alle rivoluzioni d'Europa. Il titolo stesso, «A Mari Usque Ad Mare», da mare a mare, contiene quell'ambizione.
Che nessun viaggio è senza cicatrici e nessuna scelta è senza conseguenze. Dietro la «grande storia» delle rotte e degli imperi ci sono sempre esseri umani, con i loro amori, i tradimenti e le colpe: penso ai rami della famiglia divisi dalla tratta degli schiavi o dalla guerra. Vorrei che i lettori portassero con sé il costo umano del progresso e, accanto a quello, la forza dei legami familiari messi alla prova dal tempo e dalla storia.
L'amore per il viaggio e per la storia, insieme. Credo che la storia vera sia più avvincente di qualunque invenzione: ho scelto di poggiare l'avventura su un terreno storico solido, fatti e luoghi reali, dal massacro di Lachine alla caduta di Quebec, dalla tratta atlantica al commercio delle Indie orientali. Curo molto la ricostruzione, spesso a partire da appunti presi direttamente sul posto; poi lascio che dentro quegli eventi si muovano personaggi vivi e imperfetti.
Sceglierei Carlo, il capostipite, quello che a metà del Seicento lascia l'Italia e affronta la traversata dell'Atlantico. Gli chiederei se lo rifarebbe, sapendo tutto quello che quella partenza avrebbe portato alle generazioni dopo di lui: le fortune e le fratture, gli incontri e le perdite. Mi attira il momento in cui una sola scelta apre un destino che poi non si governa più.
Siamo una piccola casa editrice indipendente e, invece di rincorrere i grandi numeri sui social, ci siamo affidati al nostro sito e al passaparola. A dire il vero, quello che ci ha fatto conoscere di più sono le recensioni oneste di lettori e blogger come lei, più di qualunque piattaforma.
Scrivete di quello che amate davvero, e prendetevi il tempo per conoscerlo: andate nei luoghi, prendete appunti, verificate i fatti. La pazienza vale più della fretta. E costruite ogni libro in modo che stia in piedi da solo, come un mondo che tiene: se il primo funziona, il lettore vi seguirà anche negli altri.
La saga continua: il quinto volume, «Il sole e la croce», è in lavorazione, e i volumi dal sesto al decimo sono in arrivo. La storia arriverà alle soglie del 1800: la rotta delle spezie, le ombre d'Europa, le rivoluzioni. È un arco unico, dieci romanzi lungo cinque generazioni, e ogni volume resta comunque un'opera compiuta.